Natale con delitto


-foto da Wikipedia-
Fotografie.
Oggi è facile scattarne. 
Basta afferrare il nostro smartphone...et voilà, possiamo immortalare chiunque ci capiti a tiro. Inclusi noi stessi.
Nel lontano 1929 però, gli smartphone non esistevano. E per avere una fotografia dei propri cari, bisognava sborsare denaro. Era un'occasione, quella della foto ricordo. Qualcosa che non capitava certo tutti i giorni. Bisognava vestirsi bene, magari comprare un abito nuovo apposta. E così fecero i Lawson, pochi giorni prima di Natale, nel Dicembre 1929. Charlie Lawson - di anni 43- non era certo ricco borghese. Tuttavia, questo,  modesto agricoltore di Germantow (nel North Carolina) comprò un abito nuovo per sè, per la moglie trentasettenne Fannie e per ciascuno dei loro sette figli: Marie (17 anni), Arthur ( 16 anni), Carrie ( 12 anni ), Maybell (7), James (4). Raymond (2) e la piccola Mary Lou di appena 4 mesi. Una spesa stravagante, forse eccessiva, per una famiglia di agricoltori monoreddito, peraltro molto numerosa. Ma tant'è. Charlie Lawson non badò a spese e dunque la famiglia Lawson al completo ci fissa, tutt'oggi, da quel ritratto di famiglia in bianco e nero. 

Tre anni

L'attrice anglo-ugandese Zawe Ashton nel docufilm Dreams of a lifetime



When  the whites of your eyes come through
You will see something new 

(Other lives, Turning black tables)





Erano già passati tre anni, quando la trovarono.
E in realtà, non fosse stato per quella parte di affitto arretrata- quella parte non coperta dai benefit che percepiva in quanto vittima di violenza domestica-  non l'avrebbero, forse, neppure mai cercata.
Nessuno aveva notato nulla. La sua bolletta dell'elettricità, come il riscaldamento del resto, era pagata in automatico grazie ad un sussidio del governo. Per questo motivo,   la sua tv era rimasta accesa, accesa per tutto il tempo. Ma nessuno, nessuno aveva notato nulla. Del resto, a Wood Green, zona a Nord di Londra, di confusione ce n'era parecchia. Il tempo era passato, indifferente, come la frenetica esistenza degli abitanti del quartiere. E così, quando il 25 gennaio del 2006 gli ufficiali giudiziari entrarono nell'appartamento della giovane Joyce Carol Vincent (classe 1965) per notificarle lo sfratto esecutivo, la trovarono lì. Seduta in poltrona, a tal punto decomposta da risultare scheletrica. Tale era lo stato di decomposizione di Joyce, che la polizia non potè effettuare delle approfondite indagini post mortem, ma il riconoscimento dovette essere fatto sulla base dell'esame della dentatura. Le cause della morte della trentottenne Joyce rimangono pertanto, ignote. Ma a colpire l'opinione pubblica inglese (e non solo) fu la tagliente, innegabile evidenza: Joyce era morta intorno al Dicembre 2003, circondata da regalini di Natale, incartati e mai spediti.

La strana fine di Elisa


Elisa Lam il giorno della sua laurea (foto da Google)

Di nazionalità canadese, ma figlia di immigrati cinesi che hanno lavorato duramente per darle un avvenire dignitoso, Elisa Lam era stata sempre una ragazza seria, studiosa, che non aveva mai dato problemi. Impegnata nello studio, serena in famiglia, appagata negli affetti.
Una ragazza così- seria e studiosa- aveva pur diritto ad una vacanza, dopo aver terminato gli studi universitari.
Nel gennaio 2013 la ragazza, poco più che ventenne, è a Los Angeles, una città che ha sempre sognato visitare. Viaggia sola, poichè neppure il fidanzato è potuto venire con lei. Viaggia sola, ma è organizzata: poichè non ha molti soldi in tasca, Elisa ha prenotato al Cecil Hotel. Un hotel economico, costruito nel 1924 a Downtown Los Angeles. Proprio gli ottimi prezzi delle 600 (un tempo addirittura 700) stanze hanno finito con l'attirare, nel corso degli anni- una clientela non proprio tranquilla. Tra i più noti clienti dell'hotel, va ricordato il serial killer Richard Ramirez che proprio al Cecil uccise tredici prostitute. Sei anni dopo Jack Unterwelter, altro assassino seriale,  uccise altre prostitute mentre soggiornava al Cecil.
Oltre che per questi "illustri"  ospiti,  il Cecil diventò famoso anche per i suicidi.
Nel 1962, il più celebre di questi gesti disperati: una ventisettenne - Pauline Otten- dopo una discussione col marito si gettò dalla finestra della sua stanza. Finì non solo col morire all'instante, ma anche con l'uccidere un anziano ospite dell'hotel che vi stava facendo rientro.
Due anni dopo una donna, Goldie Osgood, fu rinvenuta brutalmente assassinata nella sua stanza.
Oltre ad eventi di cronaca nera documentati, l'Hotel fu anche- secondo voci insistenti- l'ultimo posto in cui la Dalia Nera (al secolo, la giovane aspirante attrice Elizabeth Short) fu vista viva nel lontano 1947.


Probabilmente, non il  passato decisamente noir dell'hotel influì sulla scelta di Elisa di un posto dove stare a Los Angeles ma le sue tariffe convenienti. Tuttavia, proprio quel passato del Cecil ritornò prepotentemente agli onori delle cronaca quando, improvvisamente, Elisa Lam scomparve il 31 gennaio 2013. Il personale dell'hotel, notando che la ragazza non aveva registrato l'uscita ed aveva lasciato in camera i suoi effetti personali, mise da parte le sue cose in reception. Chissà, presto o tardi Elisa si sarebbe fatta viva. E invece no, le cose non vanno così. Dopo diciannove giorni dalla scomparsa non si trovano tracce di Elisa. Di lei rimane però un video, di quattro minuti, risalente alla sera del 31 gennaio. Si vede dapprima Elisa entrare nell'ascensore, poi piegarsi e pigiare tutti i pulsanti. La ragazza sembra aspettarsi che le porte dell'ascensore si chiudano e invece questo non succede. Allora, la ragazza comincia a comportarsi in modo strano: sembra preoccuparsi dell'arrivo di qualcuno. Ad un tratto, uscita dall'ascensore, Elisa comincia a piegare le ginocchia e a fare movimenti con le mani. Movimenti curiosi, inspiegabili. Sembra interagire con qualcuno ma non c'è nessuno di fronte a lei. Si tratta di un video che ha fatto il giro del mondo. Un video che su Youtube ha centinaia di migliaia di visualizzazioni.



Il video suscita anche molti interrogativi sulla condizione mentale di Elisa, che qui sembra in preda ad una inspiegabile crisi.
Molte sono le domande, pochissime le risposte. Elisa non si trova. Inutili sono gli appelli dei genitori e della sorella, giunti dal Canada nel disperato tentativo di fare luce sulla scomparsa della figlia. I Lam sono certi nell'affermare che, a dispetto di quando suggerito dal video ripreso nell'ascensore del Cecil, la figlia non non ha mai manifestato prima d'ora segni di un disturbo psichiatrico.
Nel frattempo, per gli ospiti dell'hotel si presenta qualche altro problema, oltre al trambusto mediatico legato alla scomparsa di Elisa. Da qualche giorno l'acqua in alcune stanze scarseggia. Ha uno strano colore ed uno strano sapore. Le proteste sono tali che, finalmente, il 19 Febbraio 2013 un addetto si reca a controllare sul tetto dell'hotel, le enormi cisterne metalliche. La scoperta è agghiacciante: in una di queste enormi cisterne (peraltro chiuse da un coperchio pesantissimo) c'è un cadavere. E' il corpo di Elisa Lam. In avanzato stato di decomposizione.
Per diciannove lunghi giorni, gli ospiti dell'albergo hanno bevuto l'acqua proveniente dalla cisterna in cui era caduta Elisa.
Ma Elisa, lì, chi ce l'aveva portata? Come era riuscita da sola ad entrare in una cisterna d'acqua, accedendo ad un'area protetta anche da allarmi? La morte della ragazza era in qualche modo legata alle ultime sue immagini, a quel rituale- strano, indecifrabile- compiuto nell'ascensore?
Sono state fatte svariate ipotesi. C'è chi ha parlato anche di possessione o di un evento paranormale.
Sinora però, non ci sono state risposte. Il decesso di questa giovane sfortunata, classificato come annegamento, resta un mistero.




Niente è mai come appare

un ritratto di Faithfull  Starr


Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni
(Alessandro Baricco)



Capelli corti, eternamente arricciati. Abiti alla moda, amanti, party continui, sbornie.
Starr Faithfull sembrava la tipica socialitè, occupata solo a godere di divertimenti che altre giovani potevano solo sognare.
Lo sfondo della luccicante giovinezza di Starr Faithfull è l'età del Jazz, i ruggenti anni Venti americani magistralmente raccontati da Fiztgerald.
Una ragazza scapestrata, in cerca di divertimenti ed emozioni, che creava non pochi imbarazzi a madre, sorella e al patrigno capitano di industria che le aveva dato il suo cognome.
Dietro riccioli e sguardi languidi però, la venticinquenne Starr nascondeva un'esistenza tutt'altro che ruggente. E il mondo inizia a conoscerla davvero solo quando- l'8 giugno del 1931- il mare restituisce il corpo della ragazza, sulla spiaggia di Long Beach.
Vestita come sempre con un abito griffato, la ragazza però non ha indumenti intimi  e presenta diversi graffi. 
Gli esami tossicologici parlano chiaro: la ragazza di buona famiglia presenta dosi massicce di barbiturici nel fegato. Del resto, Starr non era certo nuova all'abuso di sostanze. La sua passione erano i party dell'high society a bordo delle navi da crociera. Starr non mancava mai ad un'inaugurazione, non rifiutava un drink e spesso e volentieri non ridiscendeva sulla terra ferma, con gli altri ospiti, ma si intrufolava a bordo.

Hinterkaifeck. I passi del diavolo

foto da Wikipedia

Tanto tempo è ormai trascorso dai fatti che ci accingiamo a raccontare. Giorni mesi anni. Stagioni si sono avvicendate e la neve si è sciolta, senza mai rivelare la verità.
Forse l'unica ad aver intuito qualcosa era stata la cameriera...ma andiamo con ordine.

Siamo in Germania, nel 1922. In Baviera c'è un piccolo villaggio composto per lo più di laboriose fattorie: il suo nome è Kaifeck. Tra le  fattorie, se ne distingue una in particolare e non necessariamente per la bontà del raccolto. Si tratta della proprietà della famiglia Gruber, conosciuta da tutti come Hinterkaifeck. Una bella proprietà, decisamente più isolata rispetto alle altre case e più vicina invece al l'oscurità della foresta bavarese. I Gruber sono una famiglia semplice. C'è il capofamiglia, Andreas, che nel 1922 ha sessantatré anni. C'è  sua moglie Kasilia, che ha una decina d'anni in più del marito. E infine, ci sono Viktoria - figlia trentacinquenne della coppia- e i suoi due bambini: Kasilia di sette anni e Josef di due. Una famiglia contadina come tante, che a Kaifeck tutti conoscono. La giovane vedova Viktoria frequenta assiduamente la Chiesa, la piccola Kasilia va regolarmente alla locale scuola elementare. Una famiglia conosciuta ma che nessuno vuol frequentare con troppa assiduità. Si dice che Andreas non sia esattamente un santo: violento nei confronti della moglie più anziana, avrebbe abusato anche della figlia vedova. Il piccolo Josef, a detta dell'intero villaggio, sarebbe frutto di un incesto.
No, decisamente la gente del posto non frequenta troppo i Gruber. E ad un certo punto, senza preavviso alcuno, anche la fedele cameriera abbandona la famiglia verso la fine del 1921. In realtà, non è con Andreas che la ragazza ce l'ha. Anzi, lei si affretta a ringraziare il signor Gruber per averla sempre trattata bene ma è irremovibile sulla sua decisione. Andreas la ritrova già con le valigie in mano, pronta per scomparire nei boschi che circondano la fattoria: la ragazza ha paura, ma non di Andreas. Sostiene che nella soffitta c'è un fantasma. Lo ha visto, ne ha sentito i passi.

L'inferno è vuoto



All'interno di un autolavaggio, i tre uomini prima deridono pesantemente il ragazzino apparentemente a causa del suo peso, poi uno di loro gli abbassa i pantaloni e lo abusa con una pistola ad aria compressa, provocandogli gravissime lacerazioni interne ed una forte emorragia. Nonostante tutto il sangue perso, la vittima sopravvive e racconta ai medici cosa gli è accaduto. Gli eventi si succedono rapidamente: al ragazzo viene asportato un pezzo di colon, l'esecutore materiale è individuato e arrestato (gli altri due denunciati a piede libero). Il caso esplode sui media, anche perchè dai media i parenti dell'arrestato non si nascondono affatto. 
Dopotutto, in Italia è tutta un'ospitata ed ogni occasione è buona per farsi vedere, per esporsi e finire in tivvù. Ed è così che davanti ad un microfono scoppia non la vergogna ma l'innocentismo: l'arrestato (a sua volta, per giunta, padre) non voleva certo far del male. Solo un " ragazzo". Nient'altro che una bravata finita male, dunque, a detta dei parenti dell'accusato. 

Estate in nero. Consigli di lettura

In un post di qualche tempo fa, descrivemmo l'affascinante borgo ligure di Triora e la triste, controversa vicenda delle sue streghe.
Nel bellissimo borgo di Triora, è ambientato anche il coinvolgente romanzo di Remo Guerrini, intitolato Strega . Il romanzo, edito da Time Crime (collana Nero Italiano), è disponibile anche in ebook (ad esempio, su Ibs.it o nel market di Google Libri).
La protagonista si chiama Battistina ed il nome di battesimo non è l'unica cosa fuori dal comune che la riguarda. Un'adolescente libera e ribelle, una sorta di Joe March ante litteram nel borgo di Triora, nell'anno del Signore 1587. Un angolo di mondo alle prese con difficili raccolti, vita dura e la necessità di un capro espiatorio: le donne più emarginate, ma anche quelle esperte di erbe e di medicamenti, si rivelano perfette per lo scopo. Sono le "streghe", quelle cui ci si rivolge per guarire un piede fratturato, quelle da accusare quando il grano è La Repubblica di Genova organizza una spedizione per fare chiarezza su questa vicenda delle streghe.
Il ritmo del libro è incalzante: ti cattura. Ci si sente per un attimo trasportati in quel tempo oscuro e allo stesso tempo affascinante, un tempo  lontano ma in certo senso attuale: perchè ci vuole poco a sembrare pericolosamente diversi, perchè quelli che alzano la testa e hanno il coraggio di essere se stessi - come la protagonista Battistina- ci piaceranno sempre. Unguenti o meno, magia o meno...